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La Firenze di Dante

Divina Commedia alla mano, viaggio nei luoghi di Firenze raccontati da Dante Alighieri.

La Firenze di Dante

Firenze, non solo una delle città più belle d'Italia, ma anche la patria della lingua italiana. E se bisogna trovare un padre, senza dubbio la persona giusta è Dante Alighieri, che qui visse e scrisse le sue opere immortali, come la Divina Commedia. È dal quartiere in cui visse Dante che inizia questo viaggio, alla scoperta degli albori della lingua italiana, ma anche di un'epoca, fra il Duecento e il Trecento, dominata dagli aspri dissidi tra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini.

La Casa di Dante è oggi un museo che ripercorre la vita e le opere del sommo poeta. Si trova, se non esattamente nel palazzo in cui visse Dante, nella stessa via, come lui stesso chiarì nelle sue opere. È in pieno centro, a due passi dalla Chiesa di Santa Margherita de' Cerchi, dove il poeta sposò Gemma Donati e conobbe la sua amata Beatrice. I Portinari, la famiglia di Beatrice, erano infatti frequentatori di questa chiesa, tanto che il padre dell'amata di Dante, Folco, è seppellito qui. Non si esclude che anche Beatrice Portinari sia stata seppellita nella stessa chiesa, ma non vi sono testimonianze in proposito.

Definito da Ugo Foscolo "il ghibellin fuggiasco", Dante in realtà era un guelfo bianco, una fazione più vicina ai ghibellini perché avversa all'eccessivo potere temporale da parte del papa, che invece era l'obiettivo dei guelfi più estremisti (poi definiti guelfi neri). È lo stesso Dante a raccontare la sconfitta degli Uberti, famiglia tradizionalmente ghibellina, le cui case vennero distrutte dai guelfi per far posto, poi, al nuovo Palazzo della Signoria. Progettato da Arnolfo di Cambio nel XIV secolo, il Palazzo della Signoria domina l'omonima piazza, dove la vista si perde nell'ammirare la concentrazione di opere d'arte. Come una galleria a cielo aperto, si susseguono le statue di Donatello (il Marzocco e la Giuditta e Oloferne), Michelangelo (il David), Benvenuto Cellini (il Perseo).

Anche il Ponte Vecchio, un altro simbolo di Firenze, è stato teatro di un episodio della dura lotta fra guelfi e ghibellini raccontato da Dante. Qui, infatti, si trova la Torre degli Amidei, nella quale si svolse l'uccisione del Buondelmonte raccontata nel Paradiso. Ucciso dagli Amidei per una questione d'onore (ruppe il fidanzamento con una donna della famiglia), Buondelmonte de' Buondelmonti, di famiglia guelfa, diventò il simbolo delle vendette fra guelfi e ghibellini. Oggi, i turisti attraversano incuranti il ponte, fra uno sguardo alle vetrine dei negozi e una foto con l'Arno sullo sfondo.
E per trovare una "fotografia" di Dante Alighieri bisogna recarsi al Bargello. Costruito come Palazzo del Popolo e sede dell'amministrazione della giustizia, il Bargello è oggi sede di un importante centro espositivo. Una ricca collezione, quella del Museo nazionale del Bargello, che spazia dalle opere di artisti del calibro di Donatello (qui si trova il celebre David) alle collezioni medicee di bronzi, maioliche, medaglie, mobili. È nella cappella del Bargello, dipinta dalla scuola di Giotto, che si trova l'antica raffigurazione di Dante Alighieri.

L'effigie del sommo poeta si trova anche nella famosa Chiesa di Santa Maria Novella, il monumento che dà il nome alla vicina stazione centrale di Firenze. L'esterno si presenta con marmi bianchi che creano contrasti cromatici con degli inserti verdi. Mentre all'interno si trova la famosa Cappella Strozzi, dipinta da Nando di Cione, nella quale è raffigurato il Giudizio Universale, così come l'ha descritto Dante nella Divina Commedia. Qui, fra gli eletti, è raffigurato anche lo stesso sommo poeta.

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